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Prurito nel cane: cause, diagnosi e cura

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Prurito nel cane: cause, diagnosi e cura

Il prurito nel cane è uno dei sintomi più frequenti e fastidiosi che possano capitare.

Le cause scatenanti possono essere davvero tantissime: dal morso di pulce, ai parassiti e funghi, dalle allergie alimentari o ambientali, fino alla dermatite atopica. Questo non fa che aumentare la difficoltà nella sua gestione, soprattutto per capirne il reale motivo di insorgenza.

Vediamo quali sono le cause più frequenti, come arrivare a diagnosi e quali possano essere le soluzioni.

Prurito nel cane

Il prurito è una sensazione del tutto simile al dolore. Anche il suo meccanismo di insorgenza a livello di sistema nervoso lo è.

È una questione di “cancelli che si aprono e si chiudono” per lasciar passare o meno l’impulso di grattarsi (detto in parole molto povere).

Quando si sente prurito, ci si gratta, come quando si sente dolore, si ha l’istinto di toccarsi. Quando lo si fa, il cancello del sistema nervoso si chiude e si smette di provare prurito. Se qualcosa non funziona, però il cancello rimane aperto sempre e non si smette di provare questa sensazione.

Quali sono le cause del prurito nel cane?

Il cane può essere portato a grattarsi per svariati motivi che possono però essere riassunti in:

Come si manifesta il prurito?

Un cane che si gratta con la zampa, manifesta in modo palese l’atto di grattarsi, ma ci sono altri atteggiamenti che possono essere indicativi di prurito:

  • sbattere la testa: prurito alle orecchie
  • leccarsi di continuo una parte
  • mordicchiarsi
  • strusciarsi contro una superficie ruvida (come quando si strusciano il sedere sul tappeto per il prurito all’ano, provocato da vermi o da infiammazione alle ghiandole paranali).

Alcuni cani, poi non mostrano “in pubblico” il loro disagio, nascondendosi per grattarsi o farlo soprattutto di notte.

Conseguenze del prurito sul pelo

Ecco, allora, che diventa necessario essere buoni osservatori e vedere i segni lasciati da questi comportamenti:

  • zone circoscritte in cui il colore del pelo è cambiato: segno di leccamento incessante
  • pelo più corto in una piccola zona: indicativo di mordicchiamento continuo
  • pelo più rado e pelle arrossata: sintomo di grattamento con la zampa, o esito di mordicchiamento violento e continuo che ha provocato rossore sottostante.

Corretta diagnosi delle cause del prurito

Nonostante il prurito sia una delle cause più frequenti di visita dal veterinario, determinare quale sia la reale causa può essere cosa molto semplice oppure un vero rebus.

Ecco perché è importante seguire un iter diagnostico preciso e rigoroso, a volte anche lungo e complesso, da effettuarsi a step successivi, in base all’esito di quello precedente.

Durante questo percorso, il medico dovrà escludere anche le possibili cause metaboliche e neoplastiche (tumori) che potrebbero provocare il prurito. 

Prurito causato da pulci e parassiti

La causa più frequente è associata alla presenza di parassiti come le pulci.

Queste sono molto fastidiose, resistenti (oramai) ai molteplici farmaci che cercano di limitarne l’infestazione e che provocano prurito, non solo attraverso il loro passaggio sulla cute, ma soprattutto con il morso.

Moltissimi sono i cani allergici al morso di pulce per cui, anche un solo parassita può provocare una reazione violentissima con lesioni autoinferte, finanche a mordersi. 

Questi casi sono piuttosto eclatanti e facili da diagnosticare.

Il medico, di solito riesce ad identificare il parassita o le feci che questo rilascia sul pelo.

In caso di soggetto allergico poi, le lesioni sono localizzate soprattutto a livello della groppa e attaccatura della coda.

Escluse le pulci si passa a valutare la presenza di altre forme parassitarie (acari, funghi), che devono essere messe in evidenza attraverso accertamenti diagnostici più approfonditi, come raschiati cutanei o semplici prelievi di pelo.

Esclusa la presenza di microrganismi esterni, si passa alla valutazione di possibili intolleranze alimentari. 

Prurito causato da intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari sono molto frequenti e non è detto che siano associate solo a sintomi gastroenterici, come vomito o diarrea.

Spesso infatti provocano sintomi dermatologici come dermatiti, ponfi ricorrenti e prurito.

Nonostante siano moltissimi i cibi commerciali che vengono definiti ipoallergenici e per questo utilizzati nel cercare di capire se il prurito è causato dal cibo, questo metodo si è rivelato non provante nell’oltre il 50% dei casi.

Il motivo di questo insuccesso è duplice.

1. Tali alimenti sono frutto di una lavorazione molto complessa che riduce le proteine (derivate da piume per lo più, quindi uno scarto dell’alimentazione umana) in sostanze tanto piccole da non poter essere (a detta dei produttori) fonte di allergia, le cosiddette proteine idrolizzate.
Danno, però, per scontato che solo le proteine animali possano essere la causa dell’intolleranza.

In realtà, si dimentica un fattore importante.

2. All’interno di questi alimenti sono presenti tantissime sostanze oltre alle suddette proteine.

Tra questi:

  • additivi
  • coloranti
  • conservanti
  • acari contaminanti
  • carboidrati complessi
  • sostanze appetizzanti ecc

Le cause di intolleranza e quindi di Reazione Avversa al Cibo (RAC) come si definisce più correttamente, non sono note, così come non lo sono i suoi meccanismi, che non sono associati direttamente al sistema immunitario.

Quando un cane reagisce in modo anomalo ad un cibo commerciale non è possibile determinare a quale componente del cibo sia dovuta, perché troppi sono presenti al suo interno e non è vero che solo le proteine animali possano provocare tali sintomatologie. 

Se, quindi, si somministra un cibo ipoallergenico e il cane continua a grattarsi, non si può essere certi che la causa non sia ancora il cibo commerciale stesso.

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Cibi commerciali

Come diagnosticare un’intolleranza alimentare?

Attenzione ai test per le intolleranze alimentari.

Esistono dei laboratori che utilizzano test ematici per le intolleranze alimentari, supponendo che il sistema immunitario possa, in qualche modo essere coinvolto in tali reazioni.

Ad oggi, nessuna evidenza scientifica ha dimostrato la loro efficacia (anche in campo umano) e sono, quindi da sconsigliarsi.

Il modo più corretto per verificare se il cane sia o meno intollerante ad una fonte alimentare è quello di somministrare una dieta casalinga, cioè composta da cibi freschi, una fonte proteica alla volta, partendo da alimenti che il cane non ha mangiato da almeno 6 mesi.

(Ecco perché non è bene continuare a cambiare cibi commerciali con fonti proteiche diverse, perché poi sarà difficile reperire un alimento mai testato).

Questo passaggio, di solito, riduce drasticamente il sintomo, migliorando la situazione.

Quando si è trovato una fonte alimentare che ha tolto il prurito, sarebbe utile riproporre il cibo sospetto di essere la causa, per avere certezza diagnostica.

Ma se così non fosse e nessuna fonte proteica, animale o vegetale riuscisse a diminuire il prurito, allora significa che ci si trova di fronte ad una possibile allergia ambientale, meglio nota con il nome di Dermatite Atopica

È solo a questo punto e mai prima di aver terminato tutte le prove, che sarà necessario effettuare i test allergici.

I test allergici

Questi fanno parte della terapia, in quanto consentono di dare indicazione al medico su come affrontare la terapia di desensibilizzazione vaccinale.

Il gold standard dei test allergici sono la combinazione di due forme:

  • intradermoreazione
  • ematici.

Il confronto dei risultati di uno e dell’altro consentono di formulare la giusta terapia vaccinale.

Come si cura il prurito nel cane?

La terapia non è cosa semplice, soprattutto in caso di allergia ambientale che è quella più difficilmente controllabile.

Oggi è corretto parlare di una terapia integrata, in cui si utilizzano farmaci, shampoo terapia, integrazioni alimentari e fitoterapia.

Terapia farmacologica

Tra i farmaci:

  • Oclacitinib: che è in grado di bloccare il prurito e deve, però essere utilizzato solo per brevi periodi in cui si fanno accertamenti per verificare quali siano le reali cause e/o quando il cane è in uno stato di malessere tale da non essere controllabile.
  • anticorpi monoclonali come il lokivetmab, sono stati formulati per le situazioni di allergia ambientale, che hanno risultati più o meno soddisfacenti in base alla risposta soggettiva.
  • Vaccini desensibilizzanti: da utilizzare in caso di allergia ambientale e dopo aver effettuato test allergici sia di intradermoreazione che ematici.
    Devono essere formulati specifici per il soggetto.

In caso di parassitosi la profilassi antiparassitaria, di solito, riesce ad essere efficace, soprattutto se studiata nel dettaglio e specifica per il microrganismo che si deve combattere.

Spesso, il medico anche se non ha trovato parassiti o acari, propone il trattamento farmacologico antiparassitario comunque, ed è corretto in quanto può capitare che il cane abbia parassiti e non si riescano ad evidenziare.

Farmaci antibiotici e antimicotici possono trovare applicazione sia ad uso topico che sistemico in caso di presenza di funghi o batteri.

Terapie naturali contro il prurito nel cane

Nel periodo in cui si fanno i vari test o quando si è arrivati a diagnosi, molte sono le soluzioni che possono essere intraprese, soprattutto dal punto di vista della gestione del pelo e cute, sia dall’esterno, con applicazioni di lozioni e shampoo lenitivi, che dall’interno con integrazioni alimentari che aiutino il ripristino del corretto strato idrolipidico protettivo della cute.

Shampoo terapia

Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo di shampoo (non solo anti prurito) medicati (antibiotici, antimicotici, antiparassitari) o lenitivi, emollienti, idratanti, cheratolitici ecc.

Hanno l’innegabile vantaggio di poter essere applicati per via topica con inferiori effetti collaterali della somministrazione sistemica (per bocca o iniettiva).

L’uso di spray idratanti a base di aloe vera, si sono dimostrati efficaci nel rimuovere gli allergeni dal manto in caso di dermatiti atopiche e contemporaneamente ripristinare il film idrolipidico protettivo della cute.

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Spray pelo lucido Dog’s Health a base di Aloe Vera

Integrazioni alimentari

A causa del traumatismo inferto dal grattamento, la cute dei cani con prurito cronico è fortemente indebolita.

Questo provoca uno stato di infiammazione generale, oltre a una perdita di capacità di ritenzione idrica delle cellule superficiali della pelle, con conseguente disidratazione della stessa.

Ciò che si interrompe è la capacità di produrre il corretto film idrolipidico cutaneo.

Al fine di ripristinarlo è utilissimo l’uso di integrazioni alimentari a base di omega 3.

Tale intervento non può essere considerato terapeutico o risolutivo però, in quanto impiega almeno 2 mesi per essere efficace. Deve comunque essere intrapreso al fine di aiutare lo stato generale della pelle.

Esistono poi diversi fitoterapici (ribes nigrum ad esempio) che hanno ottima efficacia antinfiammatoria.

In cani atopici poi, è stato dimostrato che il sistema immunitario non è correttamente funzionante.

Questo deve quindi essere aiutato nel suo punto di massimo lavoro: l’intestino.

L’uso di pre- e probiotici per ripristinare il corretto popolamento della flora batterica intestinale (microbioma) ed il suo nutrimento aiuta a riequilibrare la reazione immunitaria.

Attenzione alle cross-reazioni

In caso di dermatite atopica è fondamentale conoscere le allergie incrociate con gli alimenti.

I cani allergici alle graminacee, non possono mangiare cibi commerciali contenenti riso, mais e altri cereali, così come non possono assumerli freschi (all’interno di una dieta casalinga).

Una delle allergie più frequenti nel cane, come nell’uomo è quella agli acari.

In questi soggetti è fortemente sconsigliato l’uso di cibi commerciali secchi (o umidi contenenti cereali) per l’altissima percentuale di acari contaminanti contenuti in questi alimenti.

I microrganismi presenti sono a tutti gli effetti degli allergeni costantemente assunti dal cane allergico che quindi sarà sempre sottoposto a sollecitazione.

Poco importa che i microrganismi siano vivi, perché colonizzano i sacchi del mangime appena aperto, o morti per eventuale trattamento termico successivo… sono le proteine presenti sulle loro superfici che fungono da allergene e quindi non la loro vitalità.

È da ricordare, inoltre, che la sola refrigerazione non ha alcuna efficacia nella neutralizzazione dell’acaro, quindi anche l’eventuale conservazione in frigorifero del cibo, non ha alcuna efficacia.

Ma le cross reazioni possono essere moltissime ed è quindi utile informarsi dal proprio allergologo in questi termini.

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Medico Veterinario Silvia Bonasegale Camnasio